Niccolò Copernico il De Revolutionibus e il sistema eliocentrico

Il De revolutionibus orbium coelestium (1543) dell’astronomo polacco Niccolò Copernico segna l’inizio di una trasformazione dell’astronomia e della cosmologia. La principale innovazione introdotta da Copernico è che la Terra non è immobile al centro dell’universo, ma ruota intorno al Sole, come gli altri pianeti. Gli intenti di Copernico non sono rivoluzionari, essendo il suo scopo quello di ristabilire un principio di ordine e di armonia nei moti celesti. Benché più semplice, elegante e precisa di quella tolemaica, la sua concezione del cosmo non si afferma immediatamente. Ad essa si oppongono concezioni basate sul senso comune, la fisica aristotelica e la presunta incompatibilità fra eliocentrismo e la lettera dei Testi Sacri.

Biografia di Niccolò Copernico

Niccolò Copernico nasce a Thorn in Pomerania nel 1473, studia a Cracovia, poi a Bologna e Ferrara, dove consegue il dottorato in diritto nel 1503. Nel 1495 lo zio Lucas Watzenrode, vescovo di Varmia, ottiene per lui un canonicato del capitolo di Varmia, posizione che gli garantiva libertà di studi e una rendita. Dal 1506 fino alla morte (1543) vive quasi sempre a Frauenburg, dove svolge attività amministrative, pratica medicina e studia astronomia ed economia. Nel 1500 a Roma tiene lezioni di matematica davanti a un folto pubblico. Non è facile stabilire con esattezza quando Copernico abbia ideato il proprio sistema del mondo. Tra il 1508 e il 1514 egli compone il Commentariolusin cui espone il sistema eliocentrico e fa riferimento a un trattato più ampio su cui sta lavorando. Il Commentariolus circola manoscritto tra astronomi e filosofi. Nel 1539 riceve la visita di un giovane matematico di Wittenberg, Georg Joachim Rheticus. A quest’epoca, Copernico ha già preparato una prima versione del De Revolutionibus orbium caelestium. Anche se restio a dare alle stampe l’opera, Copernico consente al giovane astronomo di leggere il manoscritto e di pubblicarne una breve sintesi. Rheticus dà alle stampe la Narratio prima nel 1540, e forse ciò contribuisce a vincere le resistenze dell’astronomo polacco alla pubblicazione dell’opera maggiore. Tuttavia, Rheticus non può lavorare alla pubblicazione dell’opera di Copernico in quanto chiamato a insegnare a Lipsia. Al suo posto subentra Andreas Osiander, pastore luterano. Intanto, Copernico, colpito da un ictus non è in grado di controllare la stesura definitiva, che sarà pubblicata lo stesso anno della morte dell’autore, con una prefazione anonima di Osiander. Questi è preoccupato per possibili reazioni negative da parte dei teologi alla teoria copernicana ed è fedele all’idea che il compito dell’astronomo sia quello di osservare e definire modelli geometrici, non fisici del cosmo. La sua prefazione presenta il sistema di Copernico come un’utile ipotesi per calcolare i moti dei pianeti, non come un sistema vero del cosmo.

Pubblicazione di De Revolutionibus

La presentazione della teoria di Copernico nella sua forma definitiva è inseparabile dalla storia conflittuale della sua pubblicazione. Quando Rheticus lasciò Frauenburg per tornare ai suoi doveri d’insegnamento a Wittenberg , prese il manoscritto con sé per organizzare la sua pubblicazione a Norimberga , il principale centro di stampa in Germania. Ha scelto la stampante migliore della città, Johann Petreius, che aveva pubblicato un certo numero di opere astrologiche antiche e moderne negli anni Trenta. Non era raro che gli autori partecipassero direttamente alla stampa dei loro manoscritti, a volte vivendo addirittura a casa dello stampatore. Tuttavia, Rheticus non è stato in grado di rimanere e supervisionare. Trasformò il manoscritto in Andreas Osiander (1498-1552), un teologo esperto nella pastorizia dei libri di matematica attraverso la produzione, nonché una figura politica di spicco della città e un ardente seguace di Lutero (anche se alla fine fu espulso dalla chiesa luterana). In una precedente comunicazione con Copernico, Osiander lo aveva spinto a presentare le sue idee come puramente ipotetiche , e ora introduceva certi cambiamenti senza il permesso di Rheticus o di Copernico. Osiander ha aggiunto una “lettera al lettore” non firmata direttamente dopo il frontespizio, che ha mantenuto tali ipotesi contenuta all’interno non aveva alcuna pretesa di verità e che, in ogni caso, l’astronomia era incapace di trovare le cause dei fenomeni celesti. Un lettore occasionale sarebbe confuso sulla relazione tra questa lettera e il contenuto del libro. Sia Petreius che Rheticus, dopo essersi fidati dell’Osiander, si ritrovarono ora a doppio incrocio. La rabbia di Rheticus fu così grande che cancellò la lettera con una grande X rossa nelle copie inviate a lui. Ritenendo che Petious fosse parzialmente responsabile della pubblicazione della prefazione non autorizzata, l’amico di Copernico Tiedemann Giese, un vescovo cattolico romano, scrisse al consiglio comunale di Norimberga per chiedere che Petreius fosse costretto a pubblicare una ristampa. Tuttavia, il consiglio si è rifiutato di agire e nessuna rivelazione pubblica del ruolo di Osiander è stata presa fino a quando Kepler non l’ha rivelato nel suoAstronomia Nova ( New Astronomy ) nel 1609. Inoltre, il titolo dell’opera è stato cambiato da “On the Revolutions of the Orbs of the World” del manoscritto a “Sei libri riguardanti le rivoluzioni delle sfere celesti” – un cambiamento che è apparso per mitigare la pretesa del libro di descrivere l’universo reale.

Molti dei dettagli di queste lotte di pubblicazioni locali hanno goduto di una storia sotterranea tra gli astronomi del 16 ° secolo molto prima che Kepler pubblicasse l’identità di Osiander. Ironia della sorte, la “lettera” di Osiander ha reso possibile leggere il libro come un nuovo metodo di calcolo, piuttosto che un’opera di filosofia naturale, e così facendo potrebbe anche aver contribuito alla sua ricezione inizialmente positiva. Non è stato fino a quando Keplero che il gruppo di meccanismi predittivi di Copernico sarebbe stato completamente trasformato in una nuova filosofia sulla struttura fondamentale dell’universo.

La leggenda narra che una copia di De revolutionibus fu posta nelle mani di Copernico pochi giorni dopo aver perso conoscenza da un ictus . Si svegliò abbastanza a lungo da rendersi conto che teneva il suo grande libro e poi spirò, pubblicando mentre moriva. La leggenda ha una certa credibilità, sebbene abbia anche l’aria beatifica della vita di un santo.

Tale libro contiene alcuni elementi salienti della teoria astronomica moderna tra i quali, oltre ai moti di rivoluzione e rotazione della Terra, la corretta definizione dell’ordine dei pianeti, delle loro distanze relative dal Sole e della precessione degli equinozi. Esso fu punto di partenza della rivoluzione scientifica (transizione dai sistemi geocentrici aristotelico e tolemaico a quello cosiddetto eliocentrico), che convenzionalmente si concluse nel 1687 con la pubblicazione dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (Principi matematici della filosofia naturale) di Newton.

Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1543 a Norimberga e pubblicato una seconda volta a Basilea nel 1566. Le due edizioni sono sostanzialmente identiche; il contenuto e la numerazione delle pagine é lo stesso, salvo qualche lieve differenza tipografica nei titoli dei capitoli; nell’edizione di Basilea é aggiunto in fondo la Narrazio Prima , documento comparso prima del De Revolutionibus con autore il Retico, discepolo molto vicino a Copernico, in cui viene fatta una sintesi delle idee di Copernico.

Nel 1617 ad Amsterdam, forse in polemica con la condanna e sfruttandone la pubblicità, venne pubblicata l’ultima edizione antica.

Autografo: Il Foglio su Marte 
Biblioteca Jagielloniana di Cracovia

Il contenuto del testo di Copernico (in 6 libri) si può schematizzare (ai fini del presente lavoro) come segue:

    1. La premessa (apocrifa in quanto non di mano di Copernico, comunemente ritenuta opera di Osiander) che presenta il libro come un’ipotesi matematica senza realtà fisica;
    2. La Prefazione di Copernico, dedicata a Papa Paolo III, in cui, prevedendo le reazioni negative, difende la validità della sua ipotesi e mette l’opera sotto il patrocinio del Papa;
    3. I capitoli I – XI del libro I, che può considerarsi la parte cosmologica dell’opera in quanto presenta, discute e cerca di giustificare la sua teoria e a dimostrare inconsistenti le ipotesi degli antichi;

 

  1. I restanti capitoli del libro I e il libro II, in cui si tratta dei triangoli sferici ed é riportato un catalogo di stelle
  2. I restanti Libri III – VI in cui é trattata la teoria matematica di Sole, Luna e Pianeti.

 

La teoria copernicana

La teoria copernicana riprendeva l’ipotesi autenticamente eliocentrica risalente ad Aristarco da Samo, poi sostenuta e dimostrata da Seleuco di Seleucia più di mille anni prima di Copernico. Ma il modello copernicano, contrariamente a quanto generalmente ritenuto, non è eliocentrico, ma eliostatico: «È da notare che, sebbene il Sole sia immobile, tutto il sistema [solare] non ruota intorno ad esso, ma intorno al centro dell’orbita della Terra, la quale conserva ancora un ruolo particolare nell’Universo. Si tratta cioè, più che di un sistema eliocentrico, di un sistema eliostatico.»

Per quanto rivoluzionaria, la teoria copernicana mantenne alcuni principi comuni sia al sistema aristotelico, sia al modello tolemaico:

  1. Le orbite circolari dei pianeti e della Luna.
  2. L’immutabilità della volta celeste, caratterizzata da stelle costanti per luminosità, numerosità e dislocazione (fisse).
  3. Le dimensioni finite dell’universo, delimitato della sfera delle stelle fisse.

Copernico conservò inoltre alcuni dei correttivi introdotti ad hoc da Tolomeo per spiegare le variazioni dimensionali e i moti retrogradi apparenti dei pianeti: gli epicicli, i deferenti e gli eccentrici. Eliminò invece il punto equante, da lui ritenuto artificioso e inutile, rinunciando quindi alla velocità angolare costante (ma diversa da un astro all’altro) che nel modello tolemaico caratterizza il moto di ciascun pianeta e della Luna rispetto al proprio punto equante.

Pagina manoscritta del De Revolutionibus, con la rappresentazione delle orbite planetarie

La teoria di Niccolò Copernico si basava su alcune ipotesi principali:

  1. Il Sole sta immobile vicino al centro del sistema solare e dell’universo.
  2. Tutti i pianeti ruotano intorno al Sole (più precisamente, attorno al centro dell’orbita terrestre, che è il centro del sistema solare e dell’universo).
  3. Le orbite di tutti pianeti e della Luna sono circolari.
  4. Il centro della Terra non è il centro dell’universo, ma solamente dell’orbita della Luna.
  5. La Terra, decentrata analogamente agli altri pianeti del sistema solare, ha un moto di rivoluzione annuale intorno al Sole (meglio: attorno al centro della propria orbita).
  6. La Terra ha inoltre un moto di rotazione giornaliera da Ovest a Est attorno al proprio asse.
  7. L’asse terrestre risulta inclinato rispetto alla perpendicolare al piano orbitale terrestre..
  8. Alla Terra viene infine attribuito un terzo moto (in realtà fittizio), di declinazione.
  9. La volta celeste è immutabile, caratterizzata da stelle costanti per luminosità, numerosità e dislocazione (fisse).
  10. L’universo ha dimensioni finite, ed è delimitato della sfera delle stelle fisse.

La diffusione del De Revolutionibus

Gingerich (5) stima intorno al migliaio le copie cumulativamente stampate nelle prime due edizioni.

Dato il carattere matematico e a tratti involuto del libro, la diffusione fu abbastanza lenta e in un primo tempo limitata ai matematici, che lo studiarono, criticarono e annotarono scrupolosamente.

Anche se subito utilizzato direttamente o indirettamente ( tramite le Tavole Prunetiche di Reinhold) per i calcoli delle posizioni dei pianeti, l’accettazione della teoria eliocentrica anche tra gli astronomi non fu affatto generale.

Annotazioni di Clavio, Gesuita del Collegio Romano
Da Gingerich, Census of ect.

Sono i Protestanti (Lutero e Melantone) a rifiutare in un primo momento (addirittura prima dell’uscita del libro) il sistema Copernicano, opponendo le parole delle Sacre Scritture. La Chiesa Cattolica é inizialmente indifferente tanto che per la riforma Gregoriana del calendario furono forse utilizzati dati e calcoli di Copernico. Il libro fu ampiamente letto e commentato dai Gesuiti, che comunque non accettarono mai il sistema Copernicano, preferendo quello Ticonico.

I problemi teologici con membri della Chiesa sorgono più tardi, in piena epoca di Controriforma e a mio parere per tre motivi:

  1. l’uscita dell’idea eliocentrica (e del conseguente moto della Terra) dal mondo dei matematici a quello dei dotti o comunque sapienti (es. Giordano Bruno, La cena delle Ceneri). Un ruolo centrale ebbe per la controversia la “diffusione” parziale e tendenziosa dei punti eclatanti della teoria di Copernico tra i non matematici e i membri meno dotti delle congregazioni religiose ;
  2. l’abbandono dell’idea di considerare il sistema di Copernico come una pura ipotesi matematica per salvare i fenomeni e la sua affermazione come di teoria fisica reale (Keplero, Galileo). E’ chiaro che l’ipotesi matematica evita i problemi di contrasto con le Sacre Scritture;
  3. la reazione dell’ambiente filosofico e universitario, che non in grado di trovare argomentazioni serie contro il Copernicanesimo, si appigliano a questioni teologiche.

E qui entriamo nel cuore della questione.

Autografo: Il diagramma del Sistema 
Biblioteca Jagielloniana di Cracovia

Ex-professed or Ex-suppositione?

La discussione verte subito sulla duplice interpretazione di quanto prospettato da Copernico.

  1. Ipotesi per salvare le apparenze (Ex- suppositione)
    E’ un lavoro matematico che rende disponibile strumenti per calcolare meglio le posizioni dei pianeti (in tal caso che la Terra giri intorno al Sole é un comodo artificio);
  2. La teoria corrisponde ad una realtà fisica (Ex-professo)
    Il sistema eliocentrico ha una sua intrinseca realtà fisica (effettivamente la Terra si muove e i pianeti girano intorno al Sole).

Questa duplice prospettiva é fondamentale per comprendere gli avvenimenti.

Cosa pensava effettivamente Copernico?
La questione é stata dibattuta a lungo da persone molto più qualificate di me, senza arrivare ad una conclusione univoca.
Senza lasciarci fuorviare dalla prefazione di Osiander (che prevedeva i problemi e presentava la teoria come ex-supposizione) é indubbio, a mio parere, che:

  • Nella dedica a Papa Paolo III, Copernico non si pronuncia apertamente ma teme l’ignoranza degli sciocchi e afferma decisamente che l’Astronomia é per gli Astronomi (Mathemata mathematicis scribuntur);
  • Nei primi 11 capitoli del libro I (i capitoli cosmologici) gli argomenti portati fan propendere per la tesi Ex-professo (per onestà debbo dire che alcuni importanti studiosi, quale Koyrè, propendono per la tesi opposta);
  • La parte restante del testo è una serie di strumenti di calcolo per cui la questione non si pone se non in pochissimi casi.

Galileo, la Chiesa, il ruolo del cardinale Bellarmino

Due annotazioni:

  • Occorre distinguere chiaramente tra Congregazione del Santo Uffizio e Congregazione dell’Indice dei Libri proibiti. La prima (che spesso é citata come Inquisizione) si occupa di questioni di Fede ( eresie, ecc.), la seconda decide e mantiene l’elenco dei libri proibiti.
  • E’ incorretto parlare di (Primo) Processo a Galileo, in quanto la prima fase fu un procedimento interno del Sant’Uffizio e l’ultima fase si presenta decisamente anomala, con interventi personali e non formali di Alti Prelati e del Papa, con il Santo Uffizio nel ruolo di certificatore di decisioni di altri. Galileo non fu né convocato né sentito come testimone né come imputato.

Frontespizio

Galileo, dopo la scoperte astronomiche del 1610-1611, era ormai un Copernicano convinto, ritenendo le sue scoperte come altrettante prove e anche per iscritto (ad esempio nelle 3a lettera a Welser sulle macchie Solari) aveva sostenuto la realtà della cosmologia di Copernico. Problemi con la Chiesa non vi erano stati per il momento; qualche dubbio in Galileo doveva esser sorto, in quanto già nel 1612 (prima della pubblicazione dell’Istoria e dimostrazione intorno alle macchie solari) chiede un parere al cardinale Carlo Conti circa l’ammissibilità teologica dei mutamenti del cielo. Il cardinale risponde: “non essere dubbio alcuno che la Scrittura non favorisce ad Aristotele, anzi più tosto alla sentenza contraria, sì che fu comune opinione de’ Padri che il cielo fosse corruttibile”, ma nota, riguardo al moto della Terra, ” et questa pare meno conforme alla Scrittura ” e invita Galileo a procedere con cautela in quanto in questo “non puole havere altra interpretatione la Scrittura, se non che parli conforme al comun modo del volgo; il qual modo d’interpretare, senza gran necessità non si deve ammettere.”

Inoltre, con il suo atteggiamento polemico, Galileo si era creato molti nemici tra i professori delle varie università e i dotti fedeli a Aristotele, soprattutto in Firenze e Pisa, dai quali tra l’altro non gli veniva perdonato di avere una cattedra universitaria con dispensa dall’insegnamento e un forte emolumento.

I filosofi aristotelici e i peripatetici di Firenze usano mezzi leciti e illeciti, gli si schierarono contro attaccandolo in pubblico e in privato, spesso indirettamente; basti pensare alla cena a Pisa presso la Granduchessa, in presenza di Padre Benedetto Castelli, episodio che occasiona la cruciale lettera di Galileo allo stesso del 21 dicembre 1613, documento che in seguito diventerà la famosa Lettera alla Granduchessa Cristina di Lorena. Questa lettera, in cui come dice il Favaro “sono così nettamente e magistralmente segnati i confini tra la scienza e la fede”, viene strumentalizzata dei suoi nemici, in quanto in tale lettera Galileo sconfina apertamente nell’interpretazione teologico.

Frontespizio della Lettera di P. Foscarini

Già prima aveva avuto luogo un attacco nel novembre del 1612 ad opera del padre Domenicano Lorini, attacco che non lascia traccia visibile. Ora il 21 dicembre 1614 Galileo viene attaccato dal pulpito dal Domenicano Tommaso Caccini e denunciato dal Lorini al Santo Uffizio, per empietà ed eresia, basandosi su una copia parzialr della lettera a Castelli, da lui carpita con sotterfugio allo stesso. Ma come dice Santillana, “l’inquisizione aveva fatto le sue indagini e non aveva tardato a concludere che la suspicione in materia di fede non aveva ragione d’essere”. Comunque questa si é messa in moto e la questione si concentra quindi sul Copernicanesimo, e fondamentalmente sul movimento o no del Sole e della Terra…

Sentendo salire nel corso del 1615 la tempesta, Galileo, facendo avere a Dini copia autentica e completa della Lettera in questione, cerca di agire attraverso protettori e amici sul Cardinale Bellarmino (gesuita e influente membro della congregazione del Santo Uffizio) e sui Gesuiti del Collegio Romano. Decide verso fine anno di recarsi a Roma e di agire di persona. E qui bisogna dire che si comportò in maniera molto poco diplomatica, dimostrando di non aver capito l’aria da Controriforma che tirava, non ascoltando inviti e ammonimenti alla moderazione di amici, protettori ed ecclesiastici, dedicandosi a confutare brillantemente in pubblici dibattiti le argomentazioni dei suoi oppositori, mettendoli in ridicolo ed in imbarazzo. Non capisce che il problema non é con i fièosofi ma con i Teologi e gli ecclesiastici di Curia, e fa poco o niente per operare su di loro. Probabilmente é proprio questo attivismo di Galileo a esasperare la situazione e a far attivare il procedimento dell’Inquisizione.

Tra l’altro i Gesuiti, che nonostante la precedente polemica di Galileo con il Finto Apelle (che altro non era che il gesuita padre Scheiner) avevano avvallato le scoperte telescopiche di Galileo e gli erano personalmente largamente favorevoli, ora prudentemente si defilano restando in attesa, riservandosi così la possibilità di agire in un secondo tempo.

Ritratto del Card. Bellarmino

Quale fu il ruolo del Cardinale Bellarmino? Libri interi hanno trattato la questione.
Gesuita, grande “Defensor Fidei”, sostenitore dell’Autorità Papale, non era addentro alle questione astronomiche, ma si valeva della consulenza dei suoi confratelli. Intransigente in materia di fede, aveva una buona considerazione personale di Galileo che giudicava un buon cristiano e già aveva espresso all’iio del 1615 la convinzione che il De Revolutionibus poteva essere salvato con poche modifiche

Significativoè il suo comportamento nei confronti del carmelitano Padre Foscarini, che aveva pubblicato una lunga difesa in forma di lettera in cui tenta di dimostrare con argomentazioni teologiche che la teoria Copernicana non è in contrasto con le Sacre Scritture ma anzi che da questa ne piuttosto riceveva conferma e che aveva sollecitato il parere del cardinale.
Nella sua risposta molto secca, sostiene

Dico che mi pare che V. P. et il Sig.r Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione” e poi aggiunge ” Dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce esporre le Scritture contra il commune consenso de’ Santi Padri“.; infine ” Dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel 3° cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l’intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostratione, fin che non mi sia mostrata“.

 In questa risposta c’è già in nuce tutto il seguito della vicenda. Subito conosciuta, gela Galileo e i suoi amici: una testimonianza e un documento che pensavano a favore, si ritorce contro.

Il “Processo”

Tra alti e bassi, al termine di una lotta sotterranea in seno alle gerarchie ecclesiatiche, tra “tradizionalisti” e “Innovatori”, con questi ultimi che non vogliono rischiare troppo in materia di fede, agli inizi del 1616 la decisione della Chiesa é presa. Su ordine del Papa, Paolo V, molto ostile agli intellettuali, Bellarmino il 18 febbraio 1516 sottopone (a mio parere solo formalmente e per trovare un appiglio giuridico) ai “qualificatori” della Congregazione del Santo Uffizio l’esame di due proposizioni, , che secondo la deposizione fatta dal Caccini davanti all’Inquisizione il 30 marzo 1615 erano professate da Galileo e i suoi seguaci e precisamente:

  • che il sole sia centro del mondo, et per conseguenza immobile di moto locale;
  • che la terra non é centro del mondo né immobile, ma si muove secondo sé tutta etiam di moto diurno.

I qualificatori (autorevoli teologi) rispondono il 23 febbraio (documento del 24 febbraio) affermando che:

  • La prima proposizione é “Stultam et absurdam in philosophia” e “Formaliter hereticam”;
  • La seconda é invece da censurare in filosofia e rispetto alla verità teologica al minimo erronea nella fede

Si tratta ora innanzitutto di agire nei confronti di Galileo e la parola passa al Papa. Nella riunione della Congregazione del 24 febbraio, un infelice intervento del giovane Cardinale Orsini (22 anni) irrita il Paolo V, questi rimette la questione ai Cardinali del Sant’Uffizio. Poi chiama Bellarmino e impone (o concordano) che questi chiami Galileo in udienza privata e in presenza di un commissario, lo ammonisca che in nessun modo teneat, doceat, aut defendat verbo et scripti le opinioni condannata, pena un procedimento del Sant’Uffizio (nel documento ufficiale si legge addirittura si vero non acquieverit, carceretur).

Il 26 il Bellarmino esegue e Galileo , secondo il verbale che si trova nell’incartamento segreto del Santo Uffizio, acquievit. Questo verbale, non firmato né da Galileo né da Bellarmino, né dal commissario presente, sarà determinante per la condanna di Galileo nel processo del 1633. Drakeparla addirittura della parola “doceat” (insegni) come punto centrale di tale processo.

Il decreto di “condanna” del De Revolutionibus “Donec corregatur”

Secondo le decisioni prese alla presenza del Papa nella riunione del Sant’Uffizio del 3 marzo, il 5 marzo 1616 la Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti emette il decreto che condanna senza appello la lettera di padre Foscarini, mentre decide che il testo di Copernico (e quello di un certo Padre Stunica) siano sospesi fino a quando non siano corretti (suspendendos esse, donec corregantur). (vedi testo del decreto).

Perché questa diversità di trattamento. Per la lettera del Foscarini la motivazione é chiarita nel decreto stesso: “Cerca di mostrare che la dottrina dell’immobilità del Sole incontro al mondo e la mobilità della terra sia consona a verità e non in contrasto con le Sacre Scritture”.

E’ da notare che non vengono proibite le Lettere Solari (e la conseguente Istoria e Dimostrazione etc.) benché come già detto copernicanissime. Secondo Santillana, ciò é dovuto al fatto che Galileo “é venuto a Roma in veste di chi sollecita chiarimenti e direttive, onde non rischiare di contravvenire alle intenzioni di Santa Chiesa” e aggiunge “Si vuol premiare la sua buona volontà, e si conta che darà opera egli stesso a modificare la tesi” .

Le modifiche, il Votum e il Monitum ufficiale

Lo spirito con cui viene salvato il De Revolutionibus é semplice: Eliminare i passi in cui Copernico sembra parlare ex-professo, in maniera che emerga solamente l’interpretazione ex-suppositione, e limare alcune asprezze nelle affermazioni riguardanti le Sacre Scritture o i Padri della Chiesa.

Queste linee di intervento erano già state espresse più di un anno prima dal Cardinale Bellarmino al Dini (e da questi riportate a Galileo come già detto) e che le modifiche siano di poca cosa é subito chiaro a Galileo.

Da parte della Chiesa le motivazioni e le modifiche sono riportate in un documento che da ora in poi chiamerò “VOTUM” preparato da Francesco Ingoli e trasmesso forse dal Cardinal Caetani.
E’ rivolto ai componenti della Congregazione dell’Indice e prospetta tre soluzioni:

  1. Il salvataggio completo del testo di Copernico, in quanto utile alla comunità Cristiana per il calendario ecclesiastico, che dipende da calcoli astronomici precisi. Questa utilità era stata messa in risalto da Copernico nella chiusa della dedica a Paolo III;
  2. la sua totale proibizione, in quanto in contrasto con la verità dell’immobilità della terra. Infatti Copernico basa il suo sistema per salvare le apparenze su tre moti della terra;
  3. una via intermedia: L’astronomia ha la particolarità di usare falsi e immaginari principi per salvare le apparenze; basti pensare agli epicicli, eccentrici, equanti, apogei e perigei inventati dagli antichi. Se si eliminano e si correggono i pochi punti in cui Copernico sembra parlare ex-professo, allora le sue affermazioni saranno in linea con un discorso ex-suppositione.

Accolta questa terza tesi, le modifiche proposte sono veramente epidermiche, e su due linee:

  • Cancellare frasi e parole in cui Copernico sconfina nel campo del religioso e del “divino”;
  • Alterare frasi e parole.

In linea con la prima é la cancellazione di una parte consistente dell’introduzione (troppo palese il giudizio negativo su Lattanzio) e la frase finale del Cap X del Primo Libro (“Tanto divina é per certo questa architettura del massimo e ottimo artefice”).

Alle seconda logica si ispirano modifiche quali il titolo del Cap XI del libro primo che da “Dimostrazione del triplice movimento della terra” diventa “Dell’ipotesi del triplice movimento della terra e sua dimostrazione”.

A quando risale il Votum? Non ho documentazione per asserirlo, ma dovrebbe risalire a immediatamente dopo la condanna., in quanto la sostanza delle modifiche richieste erano già chiare a Galileo come già detto fin dal marzo 1616.

Il decreto ufficiale della Congregazione dell’Indice (decreto n. XXI) sarà pubblicato solo nel 1620 sotto forma di ” Monitum ad Nicolai Copernici lectorem. eiusque emendatio” e rispecchierà quasi letteralmente il VOTUM (sintetizzando solo le motivazioni) e come tale rimarrà a lungo (fino al 1757) nelle varie edizione dell’Index Librorum Proibitorum.

Galileo e gli sviluppi della sua vicenda umana

La reazione immediata di Galileo non fu di soverchia preoccupazione. Nelle primissime lettere dopo la pubblicazione del decreto tende a sottovalutare l’accaduto, accennando, come già detto, a poche e marginali modifiche da apportare al testo di Copernico. Anche la visita al Papa del 11 marzo, durante la quale Paolo V lo accoglie con benevolenza, lo rassicura, dicendogli tra l’altro che conosceva gli intrighi dei suoi avversari

Poi, quando la notizia della condanna si diffonde con varie dicerie, tra cui quella che abbia abiurato e sia stato punito. Galileo resta a Roma per qualche mese e cerca di porre riparo. Vede nel mese di maggio il cardinale Bellarmino e chiede una dichiarazione in senso contrario alle dicerie, cosa che questi gli rilascia per iscritto

Frontespizio de Il Saggiatore

Partito da Roma il 30 giugno e tornato a Firenze, si immerge nel lavoro scientifico, dedicandosi tra l’altro all’osservazione dei satelliti di Giove e al calcolo delle effemeridi dei loro eclissi, alla ricerca di un metodo per calcolare le longitudini in mare.

Ha comunque il dente avvelenato con i Gesuiti, che, secondo lui, non solo non lo hanno difeso ma anche hanno contribuito alla condanna.

Frontespizio della dissertazione di padrf Grassi

Nel 1619 inizia la polemica con padre Grassi riguardo alle comete. La polemica culmina nel 1623 con la pubblicazione del “Saggiatore”, vero manifesto scientifico della nuova scienza.

E’ un momento di gloria per Galileo, ma solo momentaneo. Purtroppo questi ha portato avanti la polemica con pochissimo tatto, cosa che gli inimica definitivamente i Gesuiti, con conseguenze nefaste per Galileo al momento del vero processo del 1633, avvenimento che esula dagli obiettivi di questo scritto.

Referenze

  • Francesco Barone, Immagini filosofiche della scienza, Laterza, Bari 1983.
  • Arthur Koestler, I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 1982 1991.
  • Massimo Bucciantini, Galileo e Keplero. Filosofia, cosmologia e teologia nell’Età della Controriforma, Einaudi, Torino 2000¹ 2007².
  • Arthur Koestler, I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’universo, Jaca Book, Milano 198¹ 1991.
  • Anna Maria Lombardi, Keplero. Semplici leggi per l’armonia dell’universo, Le Scienze, Milano 1988 2013.
  • William Shea, Copernico. Un rivoluzionario prudente, Le Scienze, Milano 1988¹ 2013².
  • Niccolò Copernico, De revolutionibus orbium coelestium, Libro I, Cap. X
  • Francesco Barone, Immagini filosofiche della scienza, Laterza, Bari 1983, p.47.
  •  Rivoluzione scientifica, Dizionario di filosofia, Treccani (2009
  • L’introduzione di orbite ellittiche si deve a Keplero, che le dimostra nel suo trattato Astronomia Nova del 1609 (I legge di Keplero).
  • Da Giangi Caglieris (Giovanni Maria Caglieris) Copernico, la sorte del De Revolutionibus dopo la condanna della Chiesa e il ruolo di Galileo.

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